Ancona
Ancona è un comune di 101.797 abitanti (dati ISTAT relativi al 2004) della provincia di Ancona. È capoluogo di provincia e della regione Marche.
Slanciata verso il mare, la città dispone di un antichissimo porto disposto su un'insenatura naturale o 'gomito', in greco ankon, dal quale deriverebbe la parola 'Ancona'.
La città ha pochi residenti e molti pendolari provenienti dai popolosi paesi circostanti. Da segnalare, oltre al porto, la presenza dell'ospedale regionale e dell'università politecnica.
Ancona è un comune di 101.797 abitanti (dati ISTAT relativi al 2004) della provincia di Ancona. È capoluogo di provincia e della regione Marche.
Slanciata verso il mare, la città dispone di un antichissimo porto disposto su un'insenatura naturale o 'gomito', in greco ankon, dal quale deriverebbe la parola 'Ancona'.
La città ha pochi residenti e molti pendolari provenienti dai popolosi paesi circostanti. Da segnalare, oltre al porto, la presenza dell'ospedale regionale e dell'università politecnica.
Geografia
La città di Ancona nasce sul mare con il più grande porto naturale del centro Adriatico, con il monte Conero (572 m s.l.m.) a Sud che forma la baia di Portonovo. Ad Ancona si vede sia sorgere il sole dal mare, come in tutta la costa adriatica, ma è l'unica in cui si può, in alcuni punti, anche vedere il tramonto del sole sul mare, grazie al 'gomito'. La spiaggia è ghiaiosa. Il territorio comunale è prevalentemente collinare, tra i più importanti colli su cui si estende la città citiamo: il Guasco, il Cardeto ed il colle Astagno. Il luogo dove sorge Ancona rientra nella zona ad alta sismicità. Notevoli sono le infrastrutture, Ancona, infatti, è attraversata dalla rete stradale e ferroviaria che corre lungo l'Adriatico, da Venezia a Bari. Dalla citta partono anche i collegamenti che, attraversando l'Appennino, giungono a Roma.
Storia
Dagli inizi all'Impero di Roma
Le prime popolazioni della zona di cui si hanno testimonianze (circa 1000 AC) sono i Piceni, che occupavano il Sud delle Marche ed una parte dell'Abruzzo. Il nome deriva dal picchio, un uccello che consideravano sacro, ed oggi è ripreso nello stemma della regione Marche. Nel 387 AC un gruppo di greci esuli da Siracusa, attratti dal grande porto naturale, sbarcarono ad Ancona e si insediarono sul colle Guasco, dove eressero un tempio a Venere, oggi sotto il Duomo di S. Ciriaco. Facevano parte della popolazione dei Dori, da cui la città prese l'appellativo: dorica. All'arrivo dei Romani le popolazioni locali cercarono una convivenza pacifica, ma nel 276 AC dovettero rassegnarsi a diventare una colonia romana. Comprendendo l'importanza strategica e commerciale che aveva Ancona, l'imperatore Traiano fortifica la città e ne amplia il porto. Per ricordare ciò fu costruito un arco di trionfo che ancora rimane nell'area portuale, anche se spoglio di statue ed ornamenti a causa del saccheggio nel 848 d.C. ad opera dei Saraceni. In questo periodo Ancona è sede naturale dei commerci con la Dalmazia e l'oriente.
Dalla fine dell'Impero Romano al libero comune
Alla caduta dell'impero romano d'occidente Ancona, assieme alle città di Senigallia, Fano, Pesaro e Rimini, forma la pentapoli marittima per difendersi dal tentativo di conquista dei Visigoti, dei Vandali e dei Goti. Dopo un breve periodo sotto il dominio longobardo, nel 774 la città passa sotto lo Stato della Chiesa. Dopo l'anno 1000 la città fiorisce di nuovo aumentando i commerci e la propria forza militare.
All'inizio del XII secolo diventa libero comune. La sua forza è tale che, nel 1149, riesce a vincere sulla flotta veneziana e respingere l'assedio di Federico Barbarossa (1167). Il suo luogotenente, l'Arcivescovo Cristiano di Magonza, ritenta l'assedio nel 1174, questa volta molto più lungo e pesante. Sono da citare le geste eroiche di Stamira (o Stamura secondo alcune fonti, tanto che la toponimastica usa entrambe le dizioni), una giovane vedova che con un gesto fulmineo incendia una botte causando l'incendio di numerose macchine d'assedio nemiche; e del sacerdote Giovanni di Chio, che in giorno di burrasca si getta in mare per tagliare le gomene della nave ammiraglia veneziana, provocandone così l'affondamento. La città ne esce vittoriosa anche questa volta, ed il periodo florido ne permette la partecipazione a diverse crociate. Il momento favorevole è testimoniato anche dal fatto che si batteva moneta propria: l'agontano; furono elaborati anche dei codici di navigazione noti sotto il nome di "Statuti del mare e di Terzenale (arsenale)" e della "Dogana". Nella lotta fra Papa ed Imperatore del XIII secolo, Ancona è nella parte guelfa.
Ancona nello Stato Pontificio
Solo nel 1532 il comune dovette rinunciare all'indipendenza; accetta la protezione del Papa contro i Turchi ed i veneziani, ed entra nello Stato Pontificio. A causa della scoperta dell'America, il centro dei commerci si sposta dal Mediterraneo all'Atlantico e per la città inizia un periodo di recessione. Solo con Papa Clemente XII che nel 1732 concede il porto franco l'economia vede una nuova luce; inoltre finanzia le opere di un famoso architetto dell'epoca, Luigi Vanvitelli, che realizza l'ammodernamento del porto, il Lazzaretto e l'arco Clementino. Ancona ha dedicato una statua a questo Papa nella più grande piazza della città. Il 25 giugno 1796 il quadro della Madonna, conservato nel Duomo di San Ciriaco, apre gli occhi. Nonostante il miracolo, l'anno successivo Napoleone occupa la città e proclama la Repubblica Anconitana; nel 1798 viene annessa alla Prima Repubblica Romana. Nel 1799, dopo sei mesi di assedio austriaco dovette cedere. I francesi riconquistano la città nel 1801 e dal 1808 entra nel Regno Italico creato da Napoleone fino al 1815 quando ritorna nei territori dello Stato Pontificio.
L'annessione all'Italia unita
Il dominio francese aveva lasciato nella città le idee rivoluzionarie di libertà, questo permise la diffusione della Carboneria, rimase a lungo nella città anche Massimo d'Azeglio. Ancona partecipa ai moti del 1831-33 ma vengono repressi con processi e condanne a morte. Arriva il 1849, durante la prima guerra d'indipendenza Ancona resiste eroicamente, anche se invano, all'assedio Austriaco, tanto da meritarsi la medaglia d'oro al valor militare. Nel 1859 centinaia di anconetani partono alla volta del Piemonte per combattere nella seconda guerra di indipendenza. Da citare l'eroe Augusto Elia che, partito con la spedizione dei Mille salvò la vita a Garibaldi. Il 29 settembre 1860 il generale Cialdini entra vittorioso in città; nel novembre dello stesso anno un plebiscito segna l'ingresso di Ancona nel Regno d'Italia.
Il novecento
Il 24 maggio 1915, giorno in cui l'Italia entra nella prima guerra mondiale, gli austriaci bombardano la città distruggendo in parte il cantiere navale ed il Duomo di San Ciriaco. Dal porto anconetano partono i MAS 15 e 21 del Capitano di Corvetta Luigi Rizzo e del Guardiamarina Giuseppe Aonzo per il siluramento, il 10 giugno 1918, della corazzata Santo Stefano. Ancona ha dedicato a tutti i suoi Caduti il monumento al Passetto dell'architetto Giovanni Cirilli. Durante il ventennio fascista vennero realizzati anche il Palazzo delle Poste, sempre del Cirilli, ed il Palazzo del Municipio, disegnato dall'architetto Amos Luchetti Gentiloni. Un forte terremoto scuote Ancona nel 1930, non provoca morti ma causa gravi danni alla città. Inizia la seconda guerra mondiale. Il 16 ottobre 1943 un terribile bombardamento colpisce la città provocando 165 morti e 300 feriti; ma è solo il primo di molti altri, ancora più spaventosi. La città rimane disabitata, dei 62.000 abitanti dell'inizio del 1943 l'anno dopo ne rimangono circa 4.000, quasi tutti sono sfollati, chi può fugge nelle campagne o nei paesi vicini. Finalmente il 18 luglio 1944 il generale Wladislaw Anders a capo dell'esercito polacco entra in Ancona e la libera dai tedeschi. Per le sofferenze subite, la città viene insignita della medaglia d'oro al valore civile. Finita la guerra inizia la ricostruzione pressochè totale della città. Alcune calamità naturali infliggono Ancona: l'alluvione del 1959, il sisma del 1972 e la frana del 1982. Un importante evento per l'istruzione fu la fondazione, nel 1959, della facoltà di economia dell'università di Ancona (nel 2003 cambia la denominazione in Università Politecnica delle Marche), tra i fondatori troviamo anche il famoso economista anconetano Giorgio Fuà; nel corso degli anni si aggiungono le facoltà di ingegneria, medicina, agraria e scienze. Sempre ad Ancona Giorgio Fuà fonda nel 1967 l'Istituto superiore di studi economici Adriano Olivetti (ISTAO) che si occupa della formazione professionale avanzata dei quadri nella gestione economica delle aziende. Nel 1999 si è festeggiato il millenario della costruzione del Duomo di San Ciriaco con la visita nella città di Papa Giovanni Paolo II. Il 13 ottobre 2002 riapre il teatro delle Muse dopo che i bombardamenti della seconda guerra mondiale ne distrussero il tetto e la platea, risparmiandone fortunatamente la facciata.
da: http://it.wikipedia.org/wiki/Ancona