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Corsica

Corsica

La Corsica è, per estensione, la quarta isola del Mediterraneo (dopo Sicilia, Sardegna e Cipro). Separata dalla Sardegna dal breve tratto delle Bocche di Bonifacio, la Corsica emerge come un enorme scoglio montuoso e ricco di foreste dal Mar Mediterraneo, segnando il confine tra la sua parte occidentale, il Mar Tirreno e il Mar Ligure. Universalmente conosciuta come il luogo natale di Napoleone (nato nel 1769 ad Ajaccio, un anno dopo che l'isola era stata occupata dal Regno di Francia), la Corsica autentica e profonda, più che rinnegare questo figlio che le voltò le spalle per conquistare il mondo, semplicemente lo ignora, lasciando alla capitale Ajaccio il vezzo di nutrirne la memoria soprattutto ad uso dei turisti.

Crocevia da 4000 anni di rotte e di popoli, con alle spalle una storia affascinante e complessa, l'isola che, secondo un'ormai consolidata leggenda, i Greci chiamarono Kallíste, la più bella, racchiude il suo volto più vero, indomito ed orgoglioso, nelle sue selvagge valli coronate da fitte foreste e montagne alpine, nell'austera - quasi contadina - cappella funebre del suo vero eroe, Pasquale Paoli (1725-1807), ancor oggi venerato come colui che - seppure per un brevissimo periodo - seppe dare concretezza al suo mai sopito anelito d'indipendenza.

Con circa un terzo del suo territorio protetto come Parco nazionale, e gran parte del bellissimo litorale immune - soprattutto grazie alla testarda lotta della sua gente - dalle colate di cemento che hanno deturpato gran parte delle coste mediterranee, la Corsica, quasi spopolata (31 abitanti/kmq), basa buona parte della sua economia sul turismo, che raddoppia la sua popolazione d'estate. Alla ricettività, ben sviluppata e molto assortita per offerte e destinazioni (dall'alpinismo alla subacqua), si affianca la tradizionale economia agro-pastorale e vinicola, cui negli ultimi anni, pur tra difficoltà e contraddizioni, si aggiunge una timida apertura verso il terziario avanzato.

Il rapporto irrisolto tra la Corsica e la Francia, che la governa da 237 anni (1769-2006), è reso manifesto, oltre che dall'attaccamento della sua gente alla propria tradizione e alla propria lingua (u Corsu, definita come uno dei più puri idiomi italiani da Nicolò Tommaseo) dagli indicatori statistici, che ne rivelano la crisi economica e sociale (perenne fanalino di coda nel Paese transalpino per natalità ed occupazione), e dalle sue forti spinte autonomistiche ed indipendentistiche, che si scontrano con la monoliticità della Costituzione francese, forse la più centralista d'Europa.

Geografia

Poco più vasta dell'Umbria, la Corsica, con i suoi 8.681 kmq di superficie, sorge dal Mediterraneo come una catena di aspre montagne.

Di forma allungata nel senso dei meridiani, misura 183 km da Capo Corso (a Nord) a Capo Pertusato (a Sud), mentre la larghezza massima è di 83 km.

Lo stretto (12 km) delle Bocche di Bonifacio la separa dalla costa settentrionale della Gallura (Sardegna). A Ovest il promontorio più vicino sulla Penisola è quello di Piombino (82 km), mentre il litorale francese (Costa Azzurra) si trova, nel punto più prossimo, a circa 170 km a Nord-Ovest. Il Capo Còrso, il promontorio spesso indicato come dito di Corsica, punta diritto sul Tigullio, distante poco più di 150 km a Nord. Lo sviluppo costiero è di circa 1200 km, solo 300 dei quali sono costituiti da spiagge, più frequenti sulla costa orientale, affacciata sul Tirreno verso l'Italia e l'Arcipelago Toscano, la cui isola più vicina è la Capraia distante 31 km dal Capo Còrso. In condizioni di buona visibilità e bel tempo le montagne della Corsica sono visibili già dalle quote medio-basse delle colline che coronano la costa italiana dalla Liguria all'Argentario.

La dorsale montuosa principale percorre l'isola trasversalmente, da Nord-Ovest a Sud-Est, dividendo la Corsica in due regioni, distinte in buona parte da un punto di vista geologico, con prevalenza di rocce cristalline granitiche sul versante a sud e a ponente e di rocce scistose e zone alluvionali a levante.

Tale divisione è ricalcata anche dalla divisione amministrativa in due Dipartimenti ed ha avuto importanti conseguenze storiche.

Il monte Cinto (2706 m), a soli 28 km dal mare, è la cima più elevata dell'isola. Altri massicci montani raggiungono quote notevoli: il monte Rotondo (2625 m), il monte Padru (2390 m), il monte d'Oro (2389 m), il monte Renoso (2352 m), il monte Incudine (2134 m). Numerose altre cime spingono la loro sommità intorno ai 2000 metri. Molto montuoso è pure il Capo Còrso, con cime che superano i 1300 m. L'altitudine media dell'isola supera i 500 metri (568 m).

Cime maggiori (in Còrso)

Monte Cinto (2706 m) (Monte Cintu)
Monte Rotondo (2625 m) (Monte Rotondu)
Monte Padro (2390 m) (Monte Padru)
Monte D'Oro (2389 m) (Monte D'Oru)
Monte Renoso (2358 m) (Monte Rinosu)
Monte Incudine (2134 m) (Monte Incudine) 

Corsi d'acqua (in Còrso)

Golo (u Golu)
Tavignano (u Tavignanu)
Rizzanese (u Rizzanese)
Taravo (u Taravu)
Gravona (a Gravona )
Fiumorbo (u Fiumorbu)
Prunelli (u Prunelli)
Liamone (u Liamone) 

Laghi

Bracca
Capitello
Creno
Nino
Stagni litoranei

Biguglia
Diana
D'Urbino
Palo 

Clima

Il clima della Corsica è in generale di tipo mediterraneo, con estati calde e secche ed inverni miti e piovosi lungo la fascia costiera, più freddi e nevosi sulle montagne dell'interno, in funzione dell'altitudine.

La temperatura media annuale (12°C) è poco indicativa, in quanto l'isola ospita numerosi microclimi determinati dalla propria tormentata struttura orografica: sono tuttavia sempre dominanti la luminosità e l'insolazione tipiche del Mediterraneo. La temperatura media annuale delle coste è di 16,6°C con una minima di 7°C; le massime raggiungono i 36°C l'estate, quelle invernali si fermano a 18°C.

Le precipitazioni sono concentrate in autunno e inverno (novembre è il mese più piovoso), mentre il periodo da giugno a ottobre è caratterizzato da una forte siccità con scarsissime possibilità di pioggia.

I venti più comuni sono il Maestrale da Nord-Ovest, che a volte raggiunge velocità molto elevate sul mare verso Bonifacio, battuta pure da un potente Libeccio (da Sud-Ovest) e dallo Scirocco (da Sud-Est).

Storia

L'insularità della Corsica, sebbene non le abbia consentito uno sviluppo realmente autonomo, ha tuttavia costituito la necessaria premessa per conferire alla sua tormentata storia un'originalità rimarchevole.

Assieme alla cospicua dimensione (quasi 8.800 chilometri quadrati) e alla natura fortemente accidentata del rilievo orografico dell'isola (altitudine media sopra i 500 metri) - che da sempre ha fatto dei còrsi più dei fieri montanari che dei marinai - l'insularità ha garantito la nascita e la crescita, sino ai giorni nostri, di un forte sentimento nazionale e di un mai del tutto sopito desiderio d'indipendenza.

Profilo storico

Situata in posizione strategica nel Mediterraneo occidentale, la Corsica, d'altra parte, non poteva sperare di non suscitare l'interesse dei popoli e degli Stati che, via via, si sono affacciati su quel mare come commercianti e come conquistatori.

Fenici, Greci, Romani, Vandali, Bizantini, Pisani, Aragonesi, Genovesi e, per ultimo, i Francesi (che, con il Trattato di Versailles del 1768 di fatto costrinsero la Repubblica di Genova a cedere l'isola, e subito dopo l'invasero in forze), si sono fatti signori di Corsica durante il correre di oltre due millenni, lasciando al suo popolo - salvo eccezioni sporadiche - solo brevissimi periodi di autonomia ed indipendenza.

Tra questi spicca certamente il periodo che va dal 1755 al 1769, durante il quale l'eroe dell'indipendenza còrsa, Pasquale Paoli, seppe fare dell'isola il primo Stato Europeo dotato di una Costituzione democratica e moderna.

Scritta in Italiano - storicamente la lingua colta di Corsica affermatasi spontaneamente nell'isola come negli altri stati preunitari della Penisola - la Costituzione Paolina fu in parte ispirata da Jean-Jacques Rousseau e più in generale dalle idee illuministe di Paoli, che s'era formato all'Università di Napoli. Durante gli anni della lotta contro Genova e poi contro la Francia, la Corsica indipendente di Pasquale Paoli si guadagnò la simpatia dei più illuminati intellettuali europei, da Rousseau a James Boswell a Voltaire, che celebrò ammirato l'eroismo mostrato dai còrsi nella sfortunata Battaglia di Ponte Nuovo (1769), che segnò la fine dell'effimera Repubblica Paolina.

Geografia ed orografia in Corsica hanno avuto conseguenze storiche forse più spiccate che altrove. Contraddistinta da una relativa scarsità di approdi e, soprattutto, di pianure, la Corsica è un'autentica "montagna in mezzo al mare" attraversata com'è, da nord-ovest a sud-est, da un formidabile sistema di catene montuose le cui cime superano spesso i 2.500 metri. Tali cime culminano nei 2.706 metri del Monte Cinto, la cui vetta - spesso innevata anche d'estate - dista solo 28 km dal mare a ponente, illustrando così assai bene lo sviluppo verticale più che orizzontale di questa terra.

Questo sistema montuoso ha da sempre diviso la Corsica in due parti: quella a Nord-Est (oggi Haute-Corse), detta storicamente Banda di dentro, Di qua dai monti o Cismonte (avendo come riferimento l'Italia), e quella a Sud-Ovest (oggi Corse du Sud), detta Banda di fuori, Di là dai monti o Pumonte. I passi che attraversano le montagne - molti dei quali sono situati oltre i 1.000 metri - erano bloccati anche per settimane dalle nevicate, venendo così a costituire, assieme ai monti, più una barriera che un vero collegamento tra le due sub-regioni. Ancora, le ripide vallate, spesso prive di collegamenti tra loro anche nell'ambito della stessa Banda, tracciano come una ragnatela a compartimenti stagni nell'entroterra còrso.

Se da un lato queste caratteristiche del terreno hanno reso lungo e difficile il compito agli invasori, rendendone lenta la penetrazione (ed abituando i còrsi a fare di guerra e guerriglia il proprio pane quotidiano per secoli), dall'altro hanno contribuito decisivamente a tenere sempre relativamente bassa la densità di popolazione e a separare i còrsi tra loro.

Il versante rivolto all'Italia ha subito una maggiore influenza dalla Penisola, sia sul piano politico-sociale, sia su quello linguistico, mentre la parte sud-occidentale ha mantenuto un'originalità più spiccata (ma goduto di un minore progresso politico, almeno sino all'invasione francese), mentre il radicamento della popolazione nelle vallate montane - tutte le maggiori città sul mare sono state fondate o sviluppate dagli invasori - ha generato e diffuso ovunque una tendenza al particolarismo a volte spinta sino a sfociare in una sorta di anarchismo la cui conseguenza forse più drammatica fu il diffondersi e l'affermarsi, per secoli, della piaga della vendetta (simile alla faida diffusa anche nell'Italia meridionale) quale sistema sommario di giustizia e del diffuso fenomeno del banditismo.

La grande divisione orografica longitudinale e quelle (minori, ma a volte non meno importanti) trasversali, più marcate nella zona sud-occidentale, hanno dunque finito per creare nell'isola confini ideali, sociali, linguistici e politici. Tali confini, filtrati dalla storia, si sono tradotti nelle suddivisioni amministrative, con poche variazioni, sono rimaste immutate sino ai giorni nostri. I due Dipartimenti (Départements 2A/2B), reintrodotti dalla Francia nel 1975 (dopo un'analoga parentesi tra 1793 e 1811), ricalcano i confini storici di Pumonte e Cismonte, mentre gli attuali Cantoni (Cantons) corrispondono in buona parte all'antico sistema delle Pievi (suddivisione amministrativa del territorio delle parrocchie), sviluppato durante i secoli del dominio genovese (1284-1768).

La polverizzazione del tessuto socio-politico, oltre a generare la citata piaga della vendetta ed a prevenire il decollo dell'economia (rimasta in buona parte autarchica sino al XX secolo), ha forgiato in senso individualista il carattere della popolazione, fortemente legata ad un'organizzazione per clan familiari raramente alleati tra loro oltre i confini di una singola Pieve.

Questa situazione, abilmente quanto cinicamente sfruttata sia dai Signori locali (a volte diretti responsabili di interventi stranieri, invocati per risolvere i conflitti locali), sia dalle entità amministrative straniere, ha contribuito in modo decisivo ad impedire lo sviluppo di un disegno politico nazionale condiviso davvero radicato e coerente, contribuendo a rendere vani od effimeri tutti i tentativi di unificazione ed indipendenza.

Per secoli la miseria e la mancanza di prospettive generata da questo stato di cose ha spinto i còrsi all'emigrazione, prima come coloni verso la Sardegna (già in epoca romana), poi soprattutto come soldati di ventura (per secoli - e da prima dell'istituzione della Guardia Svizzera - la Guardia Corsa costituì la truppa scelta del Papa), infine trovando sbocco soprattutto nell'amministrazione statale e coloniale francese (furono numerosissimi i còrsi emigrati in Algeria, in Indocina e nelle altre colonie francesi). La forte emigrazione ha portato alla creazione di una vastissima diaspora, tanto che oggi essa conta più còrsi nati o residenti fuori dall'isola di quelli presenti in Corsica stessa.

Complice la straordinaria circostanza della nascita di Napoleone in Corsica in coincidenza con l'occupazione francese dell'isola - e coerentemente con il proprio disegno unificatore già delineato dalla Rivoluzione - la Francia ha applicato con forza il proprio modello amministrativo, culturale e, per certi versi, di sviluppo economico all'isola, considerata sin dall'Impero come territorio metropolitano. Abituati da secoli ad essere dominati politicamente dall'esterno e dotati di un innato spirito indipendente e pratico, i còrsi si integrarono lentamente alla Francia senza particolari entusiasmi e più per le possibilità loro offerte dalla metropoli e dalla sua espansione coloniale che per le sirene della retorica nazionalista d'oltralpe. Sino a oltre metà '800, l'Italiano continuò ad essere la lingua - anche scritta - più diffusa nell'isola (e lo era sempre stata, sin da quando aveva sostituito il Latino); l'uso del Francese dovette essere imposto per legge. Quando, nel 1889, le ossa di Pasquale Paoli - il vero eroe di Corsica - furono translate dall'Abbazia di Westminster, dove l'eroe Còrso era stato sepolto essendo morto in esilio a Londra nel 1807, nella tomba di famiglia presso la casa natale a Stretta di Merusaglia, la lapide fu scritta in Italiano.Parchi naturali
Il Parco Naturale della Corsica, creato nel 1970, interessa quasi un quarto del territorio dell'isola (circa 2000 kmq) e permette la conservazione del paesaggio e di numerose specie animali e vegetali, alcune delle quali rare e peculiari della Corsica.

Tra queste spicca la Muvra, il muflone còrso, simbolo del parco e dell'isola (700 unità). Da poco è stato reintrodotto il cervo, e numerosi sono i cinghiali e i maiali semi-selvatici, spesso ibridati tra loro: allevati allo stato brado costituiscono materia prima per la tipica salumeria tradizionale còrsa.

Altro animale simbolo è l'avvoltoio degli agnelli, presente in una dozzina di coppie; in numero analogo l'aquila reale e il falco pescatore. Più diffusi sono il falco pellegrino, l'aquila del Monelli, il nibbio reale. Endemiche sono pure le specie del gabbiano còrso (che nidifica anche alla Capraia) e della sitta (picchio muratore còrso, sitta whiteheadi). Nelle zone umide della costa orientale sostano cicogne bianche e nere, gru e oche ed altri migratori. L'avifauna stanziale comprende inoltre sottospecie còrse di corvo, pernice rossa, picchio, assiolo e fringuello. Tra i rettili spicca l'assenza della vipera, mentre sono presenti tre specie di tartaruga (di terra, di mare, d'acqua dolce) e due specie inoffensive di colubro. Nei torrenti e nei laghi vivono l'anguilla e la trota fario.

 
Tramonto nella regione dei CalanchiIl Parco si sviluppa lungo la dorsale montuosa che attraversa l'isola da NE a SO ed include - oltre alla riserva naturale di Scandola (posta sotto il patrocinio dell'UNESCO) - anche zone pedemontane e marine, come il Golfo di Porto, coronato dagli spettacolari Calanchi, o gli stagni litoranei della costa orientale.

Durante oltre trent'anni il Parco ha avuto un ruolo chiave nel recupero del territorio attraverso la ripresa della secolare cultura del castagno, la protezione antincendio, il recupero di dozzine di ovili e stazzi, il riavviamento di mulini ad acqua, il restauro di monumenti e lo sfruttamento di giacimenti archeologici, dando nuovo impulso all'insediamento nell'interno e favorendo lo sviluppo dell'artigianato locale.

Lungo lo spartiacque del Parco corre per circa 200 km il sentiero G.R. 20 (Grande Randonnée 20), che unisce Calenzana (Balagna, verso Calvi) a Conca (verso Porto Vecchio), sulla costa sud-orientale dell'isola. Il tracciato si sviluppa spesso oltre i 2000 m, ed è percorribile interamente solo da luglio a ottobre, a causa del forte innevamento che interessa le aree centrali. L'intero percorso richiede almeno due settimane per essere completato, ma può essere diviso in tappe con soste nei rifugi.

 

Almeno sino alla fine del XIX secolo, la penetrazione culturale ed economica francese - contrastata armi in pugno sino al primo ventennio dell'800, sia pure con forza via via decrescente - nell'interno della Corsica rimase tutto sommato modesta e il Francese non diverrà lingua veicolare diffusa ovunque sino a metà del XX secolo. A dispetto degli sforzi profusi soprattutto da Napoleone III per abbellire la capitale dell'isola e provvedere alla creazione di infrastrutture di trasporto, il culto bonapartista, largamente incoraggiato, è rimasto sempre sostanzialmente limitato alla zona di Ajaccio, dove è sopravvissuto sino ai giorni nostri. Non che ciò sia ragione di meraviglia, in considerazione dell'atavica rivalità tra còrsi già illustrata.

La I guerra mondiale, cui la Corsica ha pagato un tributo di sangue proporzionalmente enorme, con decine di migliaia di suoi figli inghiottiti per sempre nell'immane tritacarne del fronte franco-tedesco, ebbe un ruolo notevole assieme all'avvento dello sviluppo industriale ed all'apice raggiunto dall'espansione coloniale francese, nel perfezionare l'integrazione della Corsica nell'ambito della Francia: oltre al vistoso decremento demografico indotto dalla guerra, la conseguente crisi economica incrementò l'emigrazione dall'isola che vide ridursi sostanzialmente la propria popolazione e il proprio tenore di vita.

La Corsica non fu mai davvero coinvolta nel processo unitario italiano, salvo la sporadicissima eccezione di qualche intellettuale locale che si ostinava a considerare, come nei secoli passati, terraferma l'Italia piuttosto che il continente francese. Nè vi fu mai da parte del Regno d'Italia, pesantemente legato alla Francia sin dalla sua concezione, il minimo accenno concreto ad entrare in rotta di collisione con la Parigi per la Corsica, neanche quando, nel 1870, con la caduta di Napoleone III, Vittorio Emanuele II (francofono egli stesso, circostanza quasi mai ricordata), non esitò a liquidare lo Stato della Chiesa, ma non volle assolutamente tentare di occupare la Corsica.

Anche con il risorgere dell'autonomismo còrso all'alba del XX secolo e, soprattutto nel I dopoguerra, con la fioritura di pubblicazioni in lingua Còrsa (tra tutte: A Muvra'), la franca ripresa del culto Paolista e la fondazione del Partitu Corsu d'Azione (per certi versi analogo al Partito Sardo d'Azione), in Corsica non sorse nulla di simile ai movimenti irredentisti che s'erano sviluppati in Trentino e in Venezia-Giulia.

I còrsi desideravano, come sempre, ed ancora in larghissima maggioranza, essere soprattutto sé stessi. I pochissimi che si scoprivano irredentisti (Petru Rocca e Petru Giovacchini tra gli altri), avevano forse delle difficoltà persino a confessarlo a sé medesimi, lacerati dallo spirito atavico che sempre ha legato la gente di Corsica alla sua terra, prima che ad ogni altra cosa.

In tale situazione l'Italia fascista tentò 1938 di pescare nel torbido cercando - per la verità con scarso seguito e successo - di far leva sul mai del tutto sopito sentimento antifrancese e sulla crisi diffusa in Corsica, per crearvi un sostegno alle pretese espansioniste mussoliniane (che rivendicava all'Italia la Savoia, la Contea di Nizza e la Corsica). Se alcuni intellettuali còrsi - pochissimi a dire il vero - raccolsero l'appello (più per sentimento di estraneità al contesto francese che per adesione all'ideologia fascista), la grande maggioranza lo respinse e la Francia fu abile nello sfruttare l'aggressione verbale fascista per espandere come mai in precedenza il sentimento di appartenenza alla Francia dei còrsi.

L'occupazione militare italiana (novembre 1942 - settembre 1943) durante la II guerra mondiale e la repressione violenta della Resistenza operata in Corsica dall'OVRA non fecero che porre le premesse per la violenta campagna punitiva promossa nel dopoguerra da De Gaulle contro l'Italia giudicata responsabile della "coltellata alla schiena" per l'attacco del 10 giugno 1940 alla Francia già sconfitta.

Dall'8 settembre 1943 al 5 ottobre successivo, gli 80 mila militari delle forze italiane di occupazione ebbero - unico caso nel quadro del generale disastro di quei giorni - un ruolo decisivo nello sconfiggere e cacciare le truppe corazzate tedesche dall'isola, combattendo a fianco di circa 10.000 partigiani della Resistenza còrsa e di circa 6.000 soldati coloniali francesi. Il sangue dei quasi 700 caduti italiani (dieci volte il numero dei caduti delle truppe francesi), tuttavia, non valse a sanare la ferita aperta dal proditorio attacco di Mussolini alla Francia.

Anzi, lo sforzo nazionalista francese, impersonato da De Gaulle, intenso come non mai, nel celebrare la Corsica "primo Dipartimento francese liberato" e come terra francese, approfondirà come mai prima il distacco già storicamente accumulato tra Corsica e Italia, ignorando e nascondendo il notevole contributo di sangue versato dai soldati italiani per scacciare la Wehrmacht dall'isola.

Sempre più integrata nella Repubblica Francese, la Corsica dell'ultimo dopoguerra non ha trovato la pace malgrado il declino della lingua e delle tradizioni locali, accelerato dalla modernizzazione e dalla globalizzazione.

All'indomani dell'indipendenza dell'Algeria 1962 il governo di Parigi dispose il trasferimento in Corsica di decine di migliaia di rimpatriati francesi (pied-noirs), alterando significativamente il quadro demografico ed economico locale. Questo evento, sommato ad una serie di scandali politici e finanziari, portò alla nascita di movimenti regionalisti che presto si trasformano in autonomisti (1966-1973).

La mancanza di risposte politiche adeguate da parte del governo francese ai problemi che esso stesso aveva contribuito a creare finì per esasperare la situazione. Così, nel 1975 (Fatti di Aleria), si giunse alla rinascita di movimenti indipendentisti e, nel 1976 alla lotta armata promossa dal FLNC (Fronte di Liberazione Naziunalista Corsu).

Mai del tutto esauritasi e caratterizzata da migliaia e migliaia di attentati dinamitardi (quasi sempre accuratamente studiati per colpire le cose evitando spargimenti di sangue) eseguiti in Corsica (ma anche in Francia) contro i simboli del potere statale e contro le iniziative speculative pubbliche e private (soprattutto quelle tese alla cementificazione selvaggia delle coste dell'isola), la lotta armata indipendentista, sovente divisa al suo interno, si è data nel corso degli anni un volto politico e ha fatto sentire il suo peso utilizzando sempre più metodi pacifici e democratici.

Sostenuti alle elezioni da una parte sempre significativa (ma mai maggioritaria) della popolazione Còrsa, autonomisti e indipendentisti hanno ottenuto diversi successi, alcuni dei quali storici, come la riapertura (1981) a Corte dell'università di Corsica fondata da Pasquale Paoli (chiusa dai francesi non appena ebbero il controllo pieno dell'isola e mai più riaperta).

Un anno dopo (1982) il Parlamento Francese dota l'isola di uno statuto particolare, che sarà riformato nel 1991, con il trasferimento all'Assemblea di Corsica (eletta a suffragio universale) di numerose competenze in materia culturale, economica e sociale.

Inquinata dal perdurare della violenza (su tutti l'affare non del tutto chiarito dell'assassinio del Prefetto Claude Erignac il 6 febbraio 1998 ad Ajaccio), la lotta politica senza esclusione di colpi tra autonomisti ed indipendentisti da una parte, e uomini politici còrsi aderenti ai partiti nazionali francesi (sovente indicati in Corsica con l'appellativo dispregiativo di clanisti) dall'altra, ha tuttavia costituito un freno notevole alle realizzazione concrete promesse dalle riforme introdotte (incluso l'insegnamento facoltativo della lingua Còrsa nelle scuole), e ancor oggi la Corsica è una delle regioni più depresse e afflitte da problemi sociali di Francia e dell'Europa occidentale.

Economia e trasporti

 

Collegamenti aereomarittimi
La Corsica è regolarmente servita da linee di navigazione che la collegano quotidianamente alla Francia (principalmente con i porti di Tolone, Marsiglia e Nizza) e all'Italia (con il porto Livorno; di secondaria importanza o non regolari e attivi soprattutto d'estate i collegamenti con i porti di Olbia, Savona, Genova, Civitavecchia, Santa Teresa di Gallura, Napoli).

Le principali società di navigazione che servono l'isola sono:

Société Nationale Maritime Corse Méditerranée (SNCM), impresa pubblica francese,
Corsica Ferries, impresa privata italiana,
SAREMAR, impresa privata italiana,
Moby Lines, impresa privata italiana,
Compagnie Méridionale de Navigation (CMN), impresa privata francese.
Accanto ai porti principali dell'isola, a Bastia, Ajaccio e Calvi, si affiancano, soprattutto per l'afflusso turistico e diportistico, quelli di Bonifacio, di Propriano, di Isola Rossa e di Porto Vecchio.

Non vi sono relazioni dirette e quotidiane che con la Francia, gestite in gran parte dalla compagnia di bandiera francese, Air France, e dalla sua consociata CCM Airlines, cui si aggiungono numerosi voli charter che legano l'isola ai principali scali europei durante la stagione estiva.

Ferrovie
La rete ferroviaria dell'isola è attualmente gestita dalla CFC (Chemins de fer de Corse), una società controllata dalla SNCF (Société Nationale des Chemins de fer Français) e collega Bastia ad Ajaccio passando per Corte, nei cui pressi (Ponte a Leccia) si stacca un ramo secondario che serve Calvi.

Sino alla metà del XX secolo una terza linea collegava Bastia a Porto Vecchio seguendo la costa orientale (con progetto per giungere a Bonifacio), ma tale tracciato è stato dismesso a seguito delle distruzioni subite durante la II Guerra mondiale, mai riparate.

La CFC fu creata nel 1983 a seguito della forte protesta popolare che si oppose al progetto di chiusura totale dei 231 km di rete rimasti in servizio, quietamente portato avanti dalle ferrovie francesi.

Quando furono realizzate, negli ultimi decenni del XIX secolo, le ferrovie di Corsica rappresentarono una sfida ingegneristica di prim'ordine, poiché l'asprezza del territorio rendeva necessario sorpassare innumerevoli ostacoli naturali con la realizzazione di numerosi viadotti e gallerie (l'ing. Gustave Eiffel, celebre per la sua omonima torre parigina, ha realizzato il l'ardito ponte in ferro di u Vecchju tra Vivario e Venaco). Per superare le forti pendenze e i bassi raggi di curvatura imposti dall'orografia montuosa dell'isola fu necessaria l'adozione di uno scartamento ridotto (distanza tra i binari: 1000 mm).

Il binario unico lungo il quale si svolgono le linee rimaste in servizio (e la più ridotta capacità caratteristica dello scartamento ridotto) limitano lo sfruttamento della ferrovia essenzialmente al traffico passeggeri, intensificato nel periodo estivo da originali proposte turistiche che permettono di valorizzare al meglio u Trinighellu ("il trenino") per gli spettacoli unici e mozzafiato che può offrire attraversando le ripide vallate che tagliano le montagne còrse.

Rete stradale
Salvo alcune eccezioni, come il collegamento Bastia-Ajaccio e alcuni tratti meglio curati lungo la piana orientale tra Bastia e Porto-Vecchio e tra Aleria e Corte, la gran parte delle comunicazioni interne è affidata in Corsica a strade tortuose, strette e sovente prive di banchine ed adeguate protezioni.

Per buona parte le strade tra un paese e l'altro ricalcano fedelmente tracciati antichi ed anche su qualche arteria riadattata più di recente sono ancora in uso ponti costruiti durante il periodo genovese, mentre alcuni dei passi che separano Cismonte e Pumonte sono tuttora attraversati da strade a volte larghe appena più di tre metri.

Non è infrequente dover attraversare guadi asfaltati per raggiungere qualche paese (che diventano immediatamente intransitabili alla prima piena del torrente che attraversano) e questa circostanza, assieme alle intense nevicate che investono la Corsica interna d'inverno, rende non infrequente l'isolamento di diverse località per giorni e giorni o l'impraticabilità di molti passi montani.

Estremamente suggestive dal punto di vista paesaggistico, con il loro ricalcare fedelmente il profilo orografico e la loro manutenzione non sempre troppo frequente, le strade di Corsica, se da un lato rendono difficili i collegamenti, costringendo a lunghi e lunghissimi tempi di percorrenza, dall'altro prevengono l'antropizzazione eccessiva del territorio e aiutano a preservarlo dall'impatto del turismo estivo.

Parchi naturali

Il Parco Naturale della Corsica, creato nel 1970, interessa quasi un quarto del territorio dell'isola (circa 2000 kmq) e permette la conservazione del paesaggio e di numerose specie animali e vegetali, alcune delle quali rare e peculiari della Corsica.

Tra queste spicca la Muvra, il muflone còrso, simbolo del parco e dell'isola (700 unità). Da poco è stato reintrodotto il cervo, e numerosi sono i cinghiali e i maiali semi-selvatici, spesso ibridati tra loro: allevati allo stato brado costituiscono materia prima per la tipica salumeria tradizionale còrsa.

Altro animale simbolo è l'avvoltoio degli agnelli, presente in una dozzina di coppie; in numero analogo l'aquila reale e il falco pescatore. Più diffusi sono il falco pellegrino, l'aquila del Monelli, il nibbio reale. Endemiche sono pure le specie del gabbiano còrso (che nidifica anche alla Capraia) e della sitta (picchio muratore còrso, sitta whiteheadi). Nelle zone umide della costa orientale sostano cicogne bianche e nere, gru e oche ed altri migratori. L'avifauna stanziale comprende inoltre sottospecie còrse di corvo, pernice rossa, picchio, assiolo e fringuello. Tra i rettili spicca l'assenza della vipera, mentre sono presenti tre specie di tartaruga (di terra, di mare, d'acqua dolce) e due specie inoffensive di colubro. Nei torrenti e nei laghi vivono l'anguilla e la trota fario.

Il Parco si sviluppa lungo la dorsale montuosa che attraversa l'isola da NE a SO ed include - oltre alla riserva naturale di Scandola (posta sotto il patrocinio dell'UNESCO) - anche zone pedemontane e marine, come il Golfo di Porto, coronato dagli spettacolari Calanchi, o gli stagni litoranei della costa orientale.

Durante oltre trent'anni il Parco ha avuto un ruolo chiave nel recupero del territorio attraverso la ripresa della secolare cultura del castagno, la protezione antincendio, il recupero di dozzine di ovili e stazzi, il riavviamento di mulini ad acqua, il restauro di monumenti e lo sfruttamento di giacimenti archeologici, dando nuovo impulso all'insediamento nell'interno e favorendo lo sviluppo dell'artigianato locale.

Lungo lo spartiacque del Parco corre per circa 200 km il sentiero G.R. 20 (Grande Randonnée 20), che unisce Calenzana (Balagna, verso Calvi) a Conca (verso Porto Vecchio), sulla costa sud-orientale dell'isola. Il tracciato si sviluppa spesso oltre i 2000 m, ed è percorribile interamente solo da luglio a ottobre, a causa del forte innevamento che interessa le aree centrali. L'intero percorso richiede almeno due settimane per essere completato, ma può essere diviso in tappe con soste nei rifugi.

 

tratto da: http://it.wikipedia.org/wiki/Corsica

 

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